Amorphophallus

Di admin del 29 giugno, 2009, 1:55 pm


fioregrandeAmorphophallus  Questa erbacea perenne fa parte della famiglia delle Aracee a cui appartengono anche la calla. Il genere Amorphophallus è costituito da oltre 200 specie provenienti dall’Asia e dall’Africa tropicali, alcune delle quali sono tra le più spettacolari piante con fiore.
L’ Amorphophallus titanum è spesso detto, il fiore più grande del mondo, e sicuramente quando è in fiore presso qualcuno degli orti botanici in grado di coltivarlo, finisce sui giornali. L’infiorescenza di questa erbacea gigante raggiunge due metri ed è davvero spettacolare in tutti i sensi. La specie Amorphophallus konjac è senza dubbio più piccola, ma non è da meno per l’aspetto quasi sinistro dell’infiorescenza, già suggerito dal suo stesso nome.

Amorphophallus_tuberoLa pianta si sviluppa da un tubero che ha la forma di una mela gigantesca e può raggiungere parecchi chili di peso. Dal suo centro emerge in primavera un’infiorescenza alta anche più di un metro e mezzo che impiega qualche settimana per svilupparsi completamente: su uno stelo del diametro di tre a quattro centimetri si innesta uno spatice dello stesso diametro costellato alla base da tantissimi minuscoli fiori, non appariscenti, e avvolto da una spata che si allarga a forma di cono nel giro di pochi giorni, di colore e di consistenza somiglianti molto alla carne cruda. Del tutto appropriato è anche l’odore di questo “fiore”, un forte olezzo di carne in putrefazione, con il quale la pianta attira gli insetti che impollinano i piccoli fiori. Altro particolare senz’altro interessante perché inusuale è che l’infiorescenza emerge dal tubero senza che questo si possa rifornire di acqua e di nutrienti dal terreno, perché in questa fase è ancora privo di radici. Una volta appassito il fiore, dallo stesso punto emergerà un’unica foglia: all’apice del picciolo lungo più di un metro e di colore verde screziato di marrone si aprirà un’unica foglia frastagliata che nel mondo anglo-sassone ha fatto conferire alla pianta il nome di “snake palm”. I tuberi di molte specie di Amorphophallus vengono mangiati nei loro paesi d’origine, ma dopo accurata cottura, perché altrimenti sono tossici. Coltivazione Il tubero va piantato all’inizio della primavera in un vaso circa 12 cm più largo del tubero stesso, che può accrescersi notevolmente in una stagione e deve trovare spazio per espandersi, e con la parte superiore a circa cinque centimetri dalla superficie, perché le radici si svilupperanno dalla parte superiore. Il terriccio deve essere molto ricco di sostanze organiche e di nutrimento (per esempio 50% di torba, 20 % di terra e 30 % di letame maturo), per permettere il rapido sviluppo della pianta. A questo punto bisogna solo annaffiare e aspettare. Dal tubero maturo, che è delle dimensioni di un grosso pompelmo, emergerà per primo il fiore. Ma dato che il suo sviluppo costerà alla pianta notevoli energie che non potrà recuperare perché è, come già detto, priva di radici, il tubero si restringerà notevolmente e perciò converrà ricompattare il terriccio intorno e proteggere la pianta dal forte vento per non far ribaltare il fiore. Una volta che questo sarà appassito, la pianta comincerà a produrre le radici e dunque bisognerà somministrare acqua per mantenere umido il terriccio, soprattutto nella parte superficiale e avendo cura di non saturare troppo la parte inferiore. Molte settimane dopo inizierà a emergere l’unica foglia e a questo punto bisognerà aumentare la quantità d’acqua e cominciare le somministrazioni di concime liquido, all’inizio con prevalenza d’azoto poi, quando la foglia sarà pienamente sviluppata, prevarrà il potassio. L’esposizione deve essere luminosa, da ombra a pieno sole, ma è meglio proteggere la pianta dal sole forte. Quando in autunno la foglia appassirà, sarà meglio estrarre il tubero dal vaso e conservarlo in un posto asciutto, ma sarà anche possibile lasciarlo nel vaso all’aperto, purché il terriccio rimanga asciutto, e così potrà sopportare anche qualche grado sotto lo zero. La coltura in piena terra è possibile dove il gelo d’inverno non è troppo forte, in un posto protetto, ben drenato, il più asciutto possibile. La pianta crescerà però più lentamente che se rinvasata tutti gli anni e il pericolo di marciumi sarà sempre presente.

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